Novara  1908 Calcio -ZooNovara 1990

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Novara Inter, 4 giornata 20 settembre ore 20.45

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view post Posted on 12/9/2011, 10:49 Quote
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PREVENDITA BIGLIETTI

Tutte le modalità per l'acquisto dei tagliandi per la gara in programma martedì 20 settembre 2011 ore 20.45 allo Stadio "Silvio Piola"
PREZZI DEI BIGLIETTI

Settore Intero ridotto
Curva Nord 16€ 12 €
Distinti 25 € 20 €
Rettilineo 30 € 25 €
Tribuna 40 € 35 €
Curva Ospiti Sud Est (con TDT) 16€
Gradinata Ospiti Sud Est (senza TDT) 16€



PREVENDITE BIGLIETTI:

Settori Locali:
dalle ore 15 di martedi 13 settembre a presso le filiali della Banca Popolare di Novara negli orari di apertura al pubblico:

Consulta e scarica l'elenco delle filiali BPN

Settori Ospiti:
presso le filiali del Banco Popolare e i punti index abilitati in tutta Italia:


Soggetti aventi diritto all'acquisto di biglietti a tariffa ridotta

- DONNE

- OVER 65: uomini di età superiore ai 65 anni (66esimo anno non compiuto)

- INVALIDI CIVILI: muniti di documento legale attestante un'invalidità superiore al 60%

- UNDER 18: ragazzi di età compresa tra i 6 ed i 18 anni (18 anni non compiuti)

Soggetti aventi diritto all'ingresso gratuito:

- BAMBINI: di età inferiore ai 6 anni (accompagnati da un maggiorenne). Gli interessati devono comunque ritirare il tagliando alla biglietteria anche a titolo di ingresso gratuito per il bambino. Il tagliando NON dà diritto ad un posto a sedere (gli interessati devono rivolgersi direttamente alla biglietteria dello stadio il giorno della partita).

- DIVERSAMENTE ABILI: in carrozzina con accompagnatore (previa verifica della disponibilità del posto. Gli interessati devono richiedere il proprio accredito seguendo la procedura riportata sul sito nella sezione biglietteriaingresso diversamente abili

Edited by MZoo - 15/9/2011, 12:05

 
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view post Posted on 13/9/2011, 11:55 Quote
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STORIA CURVA INTER

BOYS SAN
LE ORIGINI

E' stato il grande Helenio Herrera ad introdurre il concetto di tifoseria organizzata a Milano: "Moschettieri" prima e "Aficionados" poi hanno organizzato in maniera primordiale il tifo da stadio milanese, una forma di sostegno ben lontana da quella che oggi si intende come tale. E' nel contesto della fine anni sessanta che nascono i Boys, gruppo nato da un distaccamento di alcuni ragazzi dall'Inter Club Fossati, creando così di fatto il primo gruppo ultras a sostegno dell'F.C.Inter. Il nome del gruppo è ispirato a "Boy", un ragazzino dispettoso, protagonista di una serie a fumetti pubblicata sul giornale dell'Inter; l'unione con la dicitura "Le Furie Nerazzurre" completa il nome del neonato club. Il primo striscione dei Boys viene realizzato nel 1970, esordendo a Roma con la Lazio nel mese di marzo, per poi comparire a San Siro nell'attuale secondo anello arancio nel mese successivo. La diversificazione dallo "spettatore" tipo dell'epoca è alla base della filosofia e dello spirito con cui questi ragazzi agiscono, oggi come allora.

:: GLI ANNI SETTANTA

Negli anni settanta, periodo di pionierismo ultras, i Boys si distinguono per un organizzazione ed un affiatamento invidiabile, che li porta a seguire l'Inter in quasi tutte le trasferte difendendo i propri colori e lo striscione con onore anche in trasferte epiche per l'epoca quali Roma, Napoli o Bari. Tuttavia il numero relativamente esiguo di ultras disposti a seguire la filosofia dei Boys, ha costitutito un freno non indifferente: Le coreografie erano costituite da primordiali "cartate" e dallo sventolio di bandiere autofinanziate e autoprodotte, un effetto che oggi può far sorridere, ma che ha costituito la base per qualsiasi coreografia del giorno d'oggi. In questi anni si vengono a creare le prime tensioni con i gruppi ultras rivali. Principali avversari del periodo sono Bergamaschi, Granata, Doriani e, soprattutto, Milanisti. Con questi ultimi gli scontri raggiungevano l'apice della ferocia, in quanto, all'epoca, le due tifoserie erano praticamente attaccate, entrambe all'attuale secondo anello arancio, spostati verso la Nord noi, verso la Sud loro. Nel 1979 i lavori di ristrutturazione dello stadio San Siro portano i Boys nell'attuale posizione, ovvero nel cuore della curva Nord.

:: GLI ANNI OTTANTA

Gli anni ottanta rappresentano il periodo di maggior splendore del gruppo dei Boys. All'inizio del decennio compare per la prima volta la dicitura S.A.N. (Squadre d'Azione Nerazzurre) all'interno del nuovo striscione. Successivamente, a causa di dissidi tra i direttivi, avviene la cacciata al primo anello del gruppo "Potere Nerazzurro", mentre contemporaneamente si fa largo il gruppo dei "Forever Ultras", nato nel 1975. La violenza dilaga all'interno del gruppo, famosissimi gli scontri del 22 novembre del 1981 a San Siro contro i romanisti, o quelli dell'anno successivo a Genova. L'apice però avviene come sempre contro i cugini rossoneri: l'ondata di violenza non si circoscrive nei giorni dei derby (rari per la verità in quel periodo, viste le retrocessioni del Milan), ma si propagano nella vita quotidiana finchè, al termine di un derby valido per il Mundialito del 1983, caratterizzato tanto per cambiare da violenti scontri, non si decide di stipulare un patto di non aggressione che sopravvive tutt'ora. Dal punto di vista coreografico avviene un evoluzione sostanziale rispetto agli anni settanta: i primi fumogeni e torcie fanno la loro comparsa a cavallo tra i due decenni e viene realizzato nel 1985 il primo bandierone copricurva. Gemellaggi importanti del periodo vengono fatti con gli ultras di Verona (durerà fino al 2001), Firenze (fino al 1987) e Sampdoria (fino al 1992). Nell'ultimissima parte di questo fantastico periodo avviene un'altra importante innovazione: viene realizzato un bellissimo striscione in cerata, che tutt'oggi campeggia al centro della Curva Nord.

:: GLI ANNI NOVANTA

Gli anni novanta si aprono con la conquista della prima coppa Uefa ai danni della Roma. Nello stesso anno la Sampdoria ci soffia lo scudetto nello scontro diretto a San Siro, incrinando irrimediabilmente il gemellaggio, sciolto nel 1992. Gli scontri sono ancora cruenti sull'onda degli anni ottanta, ma vengono affievoliti nettamente dall'avvento delle prime diffide, aumentate a seguito dell'omicidio di Vincenzo Spagnolo nel 1995. Se negli anni ottanta era stata quindi la violenza a guidare le azioni dei Boys, negli anni novanta ci si sofferma giocoforza di più sull'aspetto coreografico del vivere la curva. I primi sono anni di transizione, in quanto l'inesperienza e, forse, la sottovalutazione di sè, portano a risultati buoni, ma non eccelsi, vista anche la rapida evoluzione in questo campo di molti gruppi rivali. La consapevolezza di essere "competitivi" anche sotto questo aspetto avviene gradualmente, anche grazie alla collaborazione con tutti gli altri gruppi della Curva Nord.

:: I GIORNI NOSTRI

Il 2001 sancisce la rottura del gemellaggio con gli ultras veronesi a causa di dissidi con il nuovo ed arrogante direttivo della curva gialloblù. Continuano però i gemellaggi con Varese (per la rivalità con i tifosi comaschi gemellati col Milan) e soprattutto con i Laziali e gli Ultras Yomus Valencia. Quello con i laziali è sicuramente uno dei gemellaggi più solidi ed importanti d'Italia, che nacque intorno alla metà degli anni ottanta in risposta all'antico gemellaggio (poi rotto) fra Roma e Milan e rinsaldato grazie alla finale di Coppa UEFA 1998 a Parigi o il 5 maggio 2002 all'Olimpico, con tutti i tifosi laziali ad augurare agli interisti la conquista del tricolore. Dal 2005/2006 dopo "calciopoli" la squadra ha potuto godere dei meritati momenti di gloria che negli anni passati ci sono stati negati a causa delle "ladrate" avversarie e anche per sbagli di gestione societaria. Nonostante ciò i Boys e tutta la Nord sono stati sempre uniti e vicini alla squadra, mostrandosi sempre pronti alla difesa dei colori più nobili di Milano..il neroblù! Negli ultimi quattro anni la Nord è sempre stata in crescita, mostrando un gran livello canoro e soprattutto un eccellente ed ineguagliabile livello coreografico sia in casa che in trasferta diventando un modello di ammirazione persino dalle tifoserie estere!

.ultras :: LA STORIA ::.

Nella gerarchia della Curva Nord gli ULTRAS sono il secondo gruppo nerazzurro, almeno per il livello di anzianità, essendo stato formato nel lontano 1975. In precedenza, quando ha mosso i primi passi, il gruppo si chiamava FOREVER ULTRAS, denominazione che è stata modificata nel 1995, a seguito di una ristrutturazione generale e direttiva.

Gli ULTRAS si sono formati nella stagione 1975-76, grazie principalmente a due ragazzi, Luciano e Curzio; il primo striscione aveva la scritta gialla ed era abitualmente posizionato sul rettilineo (e non in curva). Nel 1979 con lo spostamento definitivo in Curva Nord viene realizzato uno striscione gigante con la scritta FOREVER ULTRAS, collocato alla destra dei Boys.

Dal '79 al '95 il gruppo è stato diretto da Marco e Massimo, i quali lo hanno abbandonato dopo la repressione seguita al caso Spagnolo, che ha determinato un periodo di persecuzione per il mondo ultras, cedendo le redini a Peppone, Silvano e "l'Avvocato". Questi ragazzi hanno cambiato la denominazione in ULTRAS 1995 rimasta solo per un anno poichè successivamente sono subentrati altri due ragazzi che hanno ripristinato il nome ULTRAS, prima di cedere la gestione del gruppo ad Ivan e Renato a partire dal '97/'98.

Tra gli ULTRAS e la Nord i rapporti sono ottimali. Si potrebbe dire senza timori che siamo l'unica Curva italiana che fa riferimento ad un unico direttivo generale.

IRRIDUCIBILI

www.irriducibili-inter.com

.:: LA STORIA ::.

Il gruppo degli "IRRIDUCIBILI" nasce durante il campionato 1988/89 esponendo lo striscione nel rettilineo e fin da allora contava una presenza abbastanza numerosa di giovani ragazzi che amavano (e ancora oggi lo fanno) l'inter e quindi a sostenerla a gran voce. Circa un'anno e mezzo più tardi il gruppo degli "SKINS" lascia la curva
nord causa continui litigi ed incomprensioni con gli altri gruppi della curva e la continua repressione della digos, di conseguenza tutti quelli che non riuscivano a fare a meno di frequentare lo stadio si spostarono nel terzo anello e successivamente qualcuno cominciò a frequentare il nostro gruppo rendendolo sempre più numeroso e massiccio. In quest'arco di tempo i "VIKING" che erano situati sul lato sinistro della curva si spostarono nel settore che era occupato dagli "SKINS" e a sua volta gli "SNAKES", scendendo dalla parte superiore del secondo anello verde presero il settore che era dei "VIKING"; questo durò per circa un'anno, poi anche gli "SNAKES" abbandonarono il settore (vista l'elevata età del presidente del gruppo, anzi cogliamo l'occasione per salutarlo) e fece una brevissima apparizione il gruppo "SHINING", che era formato da qualche skin rimasto. Nel 1992 (circa) ecco che il nostro gruppo entra a far parte della curva nord e anno dopo anno continua a crescere a vista d'occhio sia a livello numerico sia come organizzazione, ma nel 1997 arriva la vera svolta: la fusione con "ZONA NERA". Il gruppo della "ZONA NERA" conta circa una ventina di militanti (che già occupavano quel settore della curva) con un'elevata esperienza sulla vita di curva visto che il più anziano conta ben 22 anni di presenza in curva nord e il più giovane 10 anni, quindi gli "IRRIDUCIBILI" acquistano fiducia e valore all'interno della curva ed anche a livello organizzativo crescono in maniera esemplare. Con l'arrivo di "ZONA NERA" il nostro simbolo diventa il muttley (simpatico cane combina guai) e il numero di persone che ci frequenta è sempre più numeroso, anche in trasferta la nostra presenza è quasi la più numerosa, in casa con la coreografia siamo sempre sulla cresta dell'onda e il nostro materiale ha una notevole richiesta. La nostra bevanda preferita è la birra, (comunque l'alcool in generale) la musica che ascoltiamo più volentieri è la musica OI, le cose che odiamo di più sono: il milan, la juve, i viola, la roma, il napoli, il brescia, il bologna, va bhe facciamo prima a dire che odiamo tutti ad esclusione dei laziali , poi ci sono quelli che non ci fanno ne caldo ne freddo. UN SALUTO LEALE A ROMA LAZIALE!!!!!!!!!!!!!!!!
Nel campionato 2002-2003 abbiamo partecipato ancora più numerosi nelle trasferte della nostra squadra del cuore, abbiamo creato nuove bandiere, stendardi, materiale di vario genere e sopratutto siamo sempre più affiatati tra di noi raggiungendo così un'amicizia che non tutti possono vantare. Nel 2003 viene modificato lo lo striscione da trasferta, aggiungendo nel lato inferiore una striscia tricolore ma per certi stadi si dimostra troppo grande e nel 2004 viene sostituito con uno molto più piccolo: "IRR 88". Precisiamo che la scritta 88 sta ad indicare l'anno di nascita del gruppo!!

Anche l'anno prossimo ci impegneremo a continuare sulla nostra strada, nonostante qualcuno di noi non potrà essere presente, faremo l'impossibile per restare i MIGLIORI!
Sperando che la mitica INTER quest'anno ci regali qualche momento di gioia cogliamo l'occasione per mandare un saluto a tutti i tifosi nerazzurri che tutti gli anni seguono la squadra nella buona e nella cattiva sorte. Un saluto anche a tutti i militanti degli "IRRIDUCIBILI" che purtroppo sono stati espulsi dagli stadi con l'augurio di tornare con noi al più presto per poter sostenere la mitica INTER.

NON BASTA ESSERE BRAVI BISOGNA ESSERE I MIGLIORI!!

BRIANZA ALCOLICA



www.brianza-alcoolica.com

.:: LA STORIA ::.

La Brianza Alcoolica nasce nel novembre del 1985, anche se era dall’anno prima che se ne parlava ed un abbozzo di striscione era apparso anche a Madrid.

Marzio, Pierangelo, Marco, Andrea, Marcuccio, Alberto e la Monichina frequentavano il "Bar Spavento" a Milano ed un giorno decisero di fondare un gruppo tutto loro.

Era già tutta gente navigata per quanto riguarda la frequenza in curva e anche adesso a distanza di parecchi anni si vedono frequentemente, impegni permettendo, per motivi legati al lavoro oppure alla famiglia.

Chiaramente chi ha la prole (tutti nerazzurri, era nel loro D.N.A., ”discendenza nero azzurra”), non riesce più a fare le trasferte, ma il loro apporto nelle partite casalinghe è pressoché costante.

La partita di esordio è stata Inter-Juve 1-1 dopo l’esonero di Castagner e la dirigenza nerazzurra non era molto ben disposta nei confronti del gruppo a causa del nome (anzi del cognome), tant’è che si è dovuto far entrare lo striscione dall’esterno, issandolo dalla parte del galoppatoio con l’aiuto dei Boys.

Il nome Brianza Alcoolica è nato per ribadire la provenienza dei suoi componenti da una terra a stragrande maggioranza di gobbi: ce ne sono tanti, troppi e si è ritenuto doveroso far sentire anche la loro voce.

Il Presidente del gruppo tiene a precisare che nel 1985 altre squadre non esistevano, calcisticamente parlando, oppure facevano la spola in serie inferiori con risultati spesso esilaranti, da qui lo slogan del gruppo e suo cavallo di battaglia:


Mai stati in “B”


MILANO NERAZZURRA

.:: LA STORIA ::.

Cari amis, nel 1977 un grupp de aficionados de i “Boys” el decid de fondà POTERE NERAZZURRO, che el se mètt al centro de la Curva Nord cont l’intenziòn de mètt insema di tifòs organizzà anche de drè a la porta. In testa a l’organizzaziòn ghè el SCACCHI, el FANTINO e l’ANGIOLINO, che con la sua esperiénza rièsen a ciappàs i simpatìi de quei che per abitùdin frequentén quel settòr de el stadio, tiràndui dénter ne l’organizzà di cori, di cànt e coreografi.


Nel 1979 i “Boys” sé sposten de la Curva Nord e el grùpp, confortà del succèss de la precedé esperiénza, el decid de spostàss nel settòr “Distinti” (adess 1° anell verd), cont l’intént de creà ànca chì un grùpp organizzà con el sostègn de l’allòra respònsabil del “Centro Coordinamento InterClub”, el Dottor SAVERIO GUETTE.


In quell’ann, a seguit de la mort al stadi “Olimpico” del tifòs lazial Vincenzo Paparelli, ghè costringen a cambià nòmm e inscì nàss la MILANO NERAZZURRA, guidada da L’ANGIOLINO e el MARCO.


Nel 1988 el stadi de San Siro el vén ristrutturà e el grùpp el sé sposta nei parterre. La posiziòn l’è infelice e nel 1990 se decìd de tornà al 2° anell insema al rest de la Curva, mèttendus cont el strisciun de fianch a “Brianza Alcolica”… comincià inscì, grazie soratùtt al Marco, una collaboraziòn attiva cont quei che in i iniziativ de la Curva.


Nel 1999 vén a mancà una gran figura a l’interno del grùpp: el MARCO BUCCI. Comincià un period un po’ scùr, che el finiss nel 2002 grazie a la vòeùja de ricomincià de un quai compònent, semm dré laurà a di noeùv progett per spòng l’interess e la curiositàa de nùmm tifòs interisti.

IMBASTISCI

www.imbastisci.it

.:: LA STORIA ::.

La nostra avventura comincia nei primi anni '90 a cavallo tra l'euforia di un tricolore da poco conquistato e l'inconsapevolezza delle dure prove che il destino aveva in serbo per il popolo neroazzurro . . .

. . . in quel tempo, ai margini dell' allora GRUPPO PERVERSO gravitavano alcuni ragazzi che, pur non partecipando in prima persona alle attività del gruppo, occupavano i gradini della NORD a loro adiacenti e si sgolavano sostenendo la BENEAMATA.
Tra questi spiccava la voce altisonante di quello che poi divenne il nostro capo storico e che a quel tempo era solito incitare la squadra accompagnando le trame offensive dei giocatori al grido di


" i m b a s t i s c i i i i i !!!"

Nel suo urlo di battaglia si riconobbero in molti e lo spirito di aggregazione fu tale da creare in pochi mesi una nuova concezione di tifo basata sul folklore e l'allegoria, ingredienti piuttosto rari in quegli anni, e così durante la trasferta a Genova contro i rossoblù posammo la pietra epocale del nostro gruppo . . .

. . . era il 16 Maggio 1993, nasceva il glorioso "GRUPPO IMBASTISCI"

Il team si e' guadagnato in fretta spazio e consensi e nel giro di un paio d'anni passa da una dozzina di disperati ad una quarantina di componenti, tutti accomunati dall' amore per l' INTER e la voglia di fare marasma.
Il 1995 e' forse l'anno più duro per il gruppo che deve affrontare la chiamata alle armi di alcuni fondatori ma soprattutto la partenza per motivi di lavoro del capo storico, di colui che il gruppo l'aveva fortemente voluto e tenuto a battesimo dandogli l'insolito nome e forgiando il suo aspetto goliardico.
Con una "commovente" cerimonia d' investitura svoltasi sui gradini della NORD lo scettro passa così nelle mani dell' Inglese che strappa la leadership e, nel giro di pochi mesi, fonda il nuovo direttivo composto da una decina di elementi e rinfrancato, più avanti, dal ritorno di chi era partito per servire la Patria .

...

La stagione 98/99 segna la svolta, grazie allo spostamento dei PERVERSI nella parte centrale della curva il GRUPPO IMBASTISCI guadagna spazio in transenna e si concede un cambio di look, rinnovando lo striscione e raddoppiando il numero dei tamburi.
La coincidenza di questi due fattori, uniti alla nostra fantasia e creatività, ci rende ancora più visibili e ci dà la possibilità di moltiplicare il nostro marasma. Prende piede nel frattempo la moda degli stendardi e di domenica in domenica anche tra noi ne nascono di nuovi che si vanno a mescolare alle onnipresenti bandiere ed al datato stendardo G.I. 93.
Il colpo d'occhio e' notevole ed il numero degli adepti si fa sempre più consistente arrivando oggi a sfiorare il centinaio.
Aumenta nel frattempo anche la nostra valenza rispetto ai gruppi della curva, grazie soprattutto alla nostra partecipazione nel realizzare le sempre più impegnative coreografie e dal palcoscenico offertoci dal torneo di calcio a 5 che si svolge ogni anno a fine stagione tra gli ultrà della NORD.

Il gruppo si infoltisce ma rimangono saldi i nostri ideali basati sull'amicizia ed amalgamati dalla contagiosa allegria e voglia di far macello che ci distingue, sempre ed ovunque.
Lo statuto, non scritto ma comunque indelebile, si basa proprio su questi valori e sul fatto di essere un gruppo apolitico, nonostante molti elementi non facciano mistero della propria fede di destra, nessuno usa il nostro spazio per pubblicizzare le proprie idee se non un unico, viscerale, ineguagliabile amore:


quello per la nostra I N T E R.

Come potremmo, in questa pagina, non ricordare chi ha creduto in noi e ci ha aiutato ad emergere, per tutto quello che siamo e che saremo.
Vogliamo ringraziare in particolar modo la MILANO NERAZZURRA, e soprattutto chi purtroppo oggi non è più con noi.

SQUILIBRATI

.:: LA STORIA ::.

Con lo scioglimento del gruppo "Nord Kaos F.C. Inter" tutti i ragazzi che in questi anni hanno militato all’interno di questo gruppo, hanno deciso di non fermarsi davanti a questo ostacolo, ma di continuare per la loro strada sempre più convinti nel portare avanti i propri ideali ultras.

E' cosi che in data 24 luglio 2006 nascono ufficialmente gli

SQUILIBRATI MILANO.

Per la scelta del nome abbiamo pensato a qualcosa in cui tutti noi ci riconosciamo, ed è cosi che abbiamo scelto . . . SQUILIBRATI MILANO. . . alla fine siamo tutti un po' squilibrati...


Il gruppo è formato da ragazzi volenterosi e decisi a tenere alto il nome del gruppo, con l'intenzione di migliorarsi sempre, e di portare in giro per l'Italia e l'Europa i nostri amati colori.
Le aspettative per il futuro non possono che essere positive, sperando in una lunga militanza al fianco degli altri gruppi della nostra amata Curva Nord e partecipando come sempre attivamente alla vita di curva.

BULLDOGS

.:: LA STORIA ::.

Il gruppo Bulldogs Inter nasce nell’estate del 1988 dalla volontà di un manipolo di ragazzi decisi a dare un costante sostegno alla squadra e una mano nell’organizzazione del tifo nella parte alta della curva.
L’esordio del primo striscione (in tela, nerazzurro con i caratteri bianchi) avvenne a Verona il 23-10-1988 e venne subito baciato dalla fortuna visto che in quella stagione sarà tricolore (quello dei Record).


Bulldogs Inter a Cesena al fianco degli allora amici Veronesi.

Sull’onda dell’entusiasmo il gruppo vive momenti di splendore fino alla seconda metà degli anni ’90 quando un lento cambio generazionale mette a dura prova la sopravvivenza del gruppo; i nuovi elementi dopo un primo periodo di smarrimento e con l'aiuto di Milano Nerazzurra e in particolar modo di un suo esponente che rimarra' un grande Uomo e un grande Ultras per sempre si organizzano riportando il gruppo sui livelli che più gli competono.

Intanto il mondo ultras subisce vari cambiamenti e innovazioni (anche folcloristiche) e il gruppo si adegua; compaiono i primi stendardi a due aste personalizzati e un telone di 20 m², raddoppiano i tamburi e un nuovo bandierone va ad affiancare quello vecchio.

Nella stagione 2004/05 il nome del gruppo viene integrato in


“ BULLDOGS INTER CURVA NORD MILANO ”


volendo così rimarcare lo stretto legame del nostro gruppo con la Curva Nord e con la Città.

I nostri rapporti con gli altri gruppi della Curva Nord sono ottimi e sfociano in una stretta collaborazione nelle varie attività; alcuni nostri elementi si adoperano insieme ai ragazzi del Covo per la realizzazione delle coreografie e altri per la Fanzine.

Le nostre amicizie sono in sintonia con quelle della Curva (Laziali e a livello personale tra alcuni nostri componenti e i Ragazzi degli Ultras Yomus Valencia) mentre tra le tifoserie rivali……
Beh, chi non è nostro amico è nostro nemico!

All'interno del nostro gruppo l'aspetto politico è secondario e viene dopo la Mentalità Ultras e, ovviamente, dopo l'amore per l'Inter e per la Nord, ma è innegabile che la maggior parte dei componenti sia chiaramente schierata a destra anche se tendenzialmente siamo convinti che allo stadio si venga, come detto, per l'Inter e per l'Onore della Curva, per tutto il resto c'è la strada.

Inter-Livorno 2004/05

La maggior parte dei componenti del nostro gruppo proviene da Milano e provincia ma a completare lo “zoccolo duro” ci sono anche alcuni ragazzi di Verona e della Toscana.

Sono pochi e chiari gli ideali che costituiscono la mentalità del nostro gruppo; Lealtà & Rispetto, Abnegazione & Sacrificio,Umiltà, Cameratismo, Entusiasmo, Volontà estrema di primeggiare e continuare a migliorarsi.
Chi accetta queste regole accetta il nostro stile di vita, la nostra linea di pensiero e sarà sempre il ben venuto.

Sono troppe le trasferte e gli aneddoti da ricordare quindi diciamo che la nostra più bella trasferta …..sarà la prossima, qualunque essa sia!!!

PESSIMI ELEMENTI



pessimielementi.mi@libero.it

.:: LA STORIA ::.

I Pessimi Elementi sono nati durante il campionato 2000/2001 da un gruppo di ragazzi (dell'età media di 20 anni) uniti dai colori nerazzurri. La scelta del nome è caduta sulla nomina attribuitaci dagli stessi spettatori presenti nel settore. Nel campionato 2001/2002 è stato esposto il primo striscione in seconda transenna, sopra Milano Nerazzurra.

Da quel momento è stato possibile mettere a frutto la nostra mentalità ultras collaborando con il Gruppo Brusco nella preparazione di striscioni verso gli odiati cugini. Nella partita INTER - Modena del 12/01/2003 è stato esposto il nuovo striscione con il simbolo del gruppo rappresentato da un folletto con il dente avvelenato.

FO' DE CO'

Dopo qualche anno di militanza in Curva Nord, e dopo aver capito il vero senso della parola "ULTRAS", si decide cosi nell'estate del 2000 di formare un gruppo unito e compatto che possa sostenere la NOSTRA INTER in tutte le partite in Italia e all'estero....

E' cosi che noi giovani ragazzi della Vallecamonica formiamo il primo storico stendardo "Fò de Co'"...(FUORI DI TESTA nel nostro dialetto camuno).

Il nostro gruppo è composto da una quindicina di elementi che ora comprendono la provincia di Brescia e Bergamo.

Da un paio di stagioni, siamo posizionati con il nostro striscione in seconda transenna, sopra gli Irriducibili.

"ORGOGLIO ULTRA'"

BOYS ROMA
www.interboysroma.com

.:: LA STORIA ::.

Tutto inizia per volontà di alcuni ragazzi iscritti all'Inter Club 'Roma 11 stelle'.

Dopo qualche tempo i ragazzi decidono di voler formare un gruppo più attivo su tutti i fronti, formato da soli giovani di età compresa tra i 18 e i 30 anni con l'intento di seguire più assiduamente le sorti della Beneamata.

A Roma era già presente un gruppo molto noto chiamato 'Le Pantere Neroazzurre' capeggiato da Luigi detto 'Er Pantera' e da altri ragazzi che successivamente si sono messi in stretta collaborazione con i Boys sez. Roma aiutandoli nella crescita e contribuendo a farsi conoscere e rispettare nel panorama ultras italiano.

Storici fondatori del gruppo sono Gianni detto "Spillo", Renatino, Pino detto "il Negro", Marco detto "il Roscio", Sergetto, Stefanino, Zabbarah, Umberto detto "Bokhassa", Paolo detto "il Murena", e da lì a poco Maurizio detto "il Presidente", insieme ad altri ragazzi che purtroppo non ci sono più e che ci hanno lasciato con l'Inter nel cuore

'Sempre presenti al nostro posto', questa è la nostra mentalità. Siamo fieri di poter vedere sempre il nostro striscione al fianco dei nostri amici di Milano.

La prima trasferta del gruppo è datata 1979 in occasione del derby di ritorno dello scudetto, mentre la prima trasferta fuori da San Siro, perchè per noi sono tutte trasferte, è stata fatta a Perugia durante lo stesso anno.

Ricordiamo con onore le trasferte europee quali Alkamar, in Olanda contro l'AZ 67, a Madrid, a Monaco, Dortmund, Norwich, Vienna, Montecarlo, Gelsenkirken, Parigi, Manchester, e le ultime in ordine di tempo Villareal, Glasgow, Amsterdam.

A San Siro siamo collocati accanto agli Irriducibili, ovvero la parte della curva Nord più vicina alla tribuna arancio, una posizione scelta da noi e concordata con i Boys SAN. Essendo una sezione esterna è giusto mettere in prima linea i gruppi di Milano, anche se nella cronologia risultiamo essere il terzo gruppo della Nord, dietro solo a BOYS SAN e MILANO NERAZZURRA.

Come tutti i gruppi ultras anche noi abbiamo due striscioni, uno da casa e uno da trasferta, e non mancano stendardi e bandiere.

Da sottolineare il repentino cambiamento avvenuto alle soglie del 2000 quando un gruppo di ragazzi appena 18enni e molto volenterosi hanno iniziato a seguire i Boys sez. Roma.

Da li la voglia di attivarsi e mostrare lo spirito ultras che abbiamo dentro trasformato ben presto in striscioni, coreografie, bandiere e una buona dose di goliardia e presenza. Andrea, Bruno, Carleltto, Fabrizio, Valerio, Federico, Mauretto, Jacopo, Emanuele gli artefici di questo che ora più che mai sono intenzionati a portare in alto il nome dei Boys sez. Roma 1979.

Nel campo delle amicizie siamo legati in particolar modo agli Irriducibili della Lazio, con i quali molti di noi hanno amicizie personali.

Nella stagione 2001/2002 il gruppo ha fatto molti striscioni dedicati alla scomparsa dell'Avvocato Prisco nostro idolo da sempre e per sempre venuto a mancare in occasione della partita contro il Chievo.

Arrivati nel 2006, il gruppo ha compiuto ben 27 anni e ora più che mai è ostinato a portare sempre in alto i nostri colori e soprattutto la nostra mentalità ultras in tutti gli stadi d'Italia e d'Europa.



ALTRI GRUPPI

Pitbull
Decisi
Boys Veneto
Terrace
Monkeys
Scaglia


FONTE www.curvanordmilano.net



IL MIO NOME E’ GIUSEPPE MEAZZA FONTE STORIAINTER.COM

“Peppìn Meazza e’ il football, anzi "el folber" per tutti gli italiani. Grandi giocatori esistevano al mondo, magari più tosti e continui di lui, però non pareva a noi che si potesse andar oltre le sue invenzioni improvvise, gli scatti geniali, i dribbling perentori e tuttavia mai irridenti, le fughe solitarie verso la sua smarrita vittima di sempre, il portiere avversario…” Come non citare il maestro del giornalismo sportivo Gianni Brera per scrivere di Giuseppe Meazza.? Cent’anni fa (23 agosto 1910) nasceva a Milano uno dei più grandi se non il più grande giocatore italiano e interista di tutti i tempi. Da bambino gioca a piedi scalzi in strada e nei prati di Porta Vittoria per non rovinare l’unico paio di scarpe comprate da mamma Ersilia, fonda “La Costanza”, squadra calcistica di ragazzini che partecipa ai vari tornei serali, milita nell’Iris 1914, rischia di finire al Milan per amore di Luigi Cevenini detto Zizì che passa, a cavallo della Grande Guerra, ai rossoneri ed entra, quattordicenne, nei Boys dell’Internazionale. L’esordio nel campionato italiano è come un temporale che spazza via un calcio fatto di lanci lunghi, tecnica approssimativa, ritmi compassati, “scarpate” e “svirgolate”. Di colpo il gioco diventa veloce, imprevedibile, fantasioso. Alla “prima”, nel 6-1 del 25 settembre 1927 contro la Dominante, segna una doppietta (in alcuni resoconti calcistici è una tripletta) e diventa subito l’idolo dei tifosi. Per tutti è già il “balilla” il soprannome datogli dal compagno Leopoldo Conti quando l’allenatore nerazzurro Arpad Veisz , su suggerimento del romano e laureato –eccezione all’epoca- Fulvio Bernardini, decide di lanciarlo in prima squadra. Di statura media e fisico asciutto, Giuseppe, è seguito da vicino da Arpad che lo allena nei fondamentali carenti come il colpo di testa; per ore lo fa palleggiare contro il muro gibboso del carcere di San Vittore, che crea traettorie irregolari alla palla. E’ curato dai dirigenti dell’Inter che lo nutrono con bistecche per favorirne lo sviluppo. Ma è la crescita sportiva del piccolo campione che impressiona. Dai 12 gol del primo campionato passa ai 33 della stagione successiva, ai 31 del primo campionato a girone unico del 1929/30. E’ l’anno dello Scudetto. Una vittoria che l’Inter, divenuta già Ambrosiana (estate 1928) per volere fascista, aspetta da dieci anni. Nel drammatico match del crollo delle tribune del vecchio stadio Fossati di via Goldoni, 15 giugno 1930, contro il forte Genoa 1893 del cannoniere Virginio Levratto, si carica la squadra sulle esili spalle e segna i tre gol che valgono il pareggio e consegnano virtualmente il titolo ai nerazzurri. Solo poche settimane prima riesce a segnare tre reti alla Roma in soli quattro minuti: al 1°, al 3° e al 4°! Un record rimasto ancora oggi imbattuto. Molte sono le triplette, le quaterne e le cinquine che semina nei campi di tutta Italia. Amante, da giovane, della vita notturna e del gentil sesso, si racconta che una domenica si sia presentato all’Arena, reduce da una festa e scaricato da un taxi in corsa, solo dieci minuti prima del fischio d’inizio della partita. Vestito di tutto punto, con gli occhi di sonno, avvolto da profumo di donna e sigarette, entra negli spogliatoi mentre le pareti rimbombano delle urla e dei rimproveri di compagni e allenatore. Si cambia e scende in campo. Neanche mezz’ora dopo ha segnato una doppietta…Il ciclo d’oro all’Inter è chiuso nel 1939 quando una cattiva circolazione del sangue gli blocca il piede sinistro. Passerà un anno tra massaggiatori e guaritori finchè il vecchio medico sportivo Arrigone lo visita e capisce che un osso comprime una vena. Viene operato, ridiventa un calciatore ma è tardi… indossa senza entusiasmo le maglie di Milan, Juventus, Varese ed Atalanta (segnando quasi sempre gol dell’ex alla “sua” Inter) per tornare e chiudere nella squadra del cuore nel dopoguerra. Nell’ultimo campionato, 1946/47, segna due gol decisivi ed evita l’onta della retrocessione alla “Beneamata”. Le sue cifre sono impressionanti: nelle 408 presenze nell’Inter realizza 284 gol con la media di quasi 0,70 a partita. Vince tre scudetti – uno, quello del 1939/40 senza giocare una sola partita - una Coppa Italia e per tre volte il trono di cannoniere. Come un binario parallelo si sviluppa la sua carriera in Nazionale. Chiamato dal ct Vittorio Pozzo fa il suo esordio il 9 febbraio 1930, neanche ventenne, contro la Svizzera. Dopo una prima parte di gara in cui sbaglia quasi ogni passaggio, sommerso dai fischi e dagli insulti dei tifosi italiani – con la madre Ersilia che scappa dalla tribuna affranta- arrabbiati perché ha rubato il posto al fortissimo bomber napoletano Attila Sallustro, cambia marcia e segna una doppietta. Non si fermerà più. In maglia azzurra vince due Coppe del Mondo (1934 e 1938) e due Coppe Internazionali (1930 e 1935). In 53 presenze realizza 33 gol, record battuto solo in epoca moderna da un certo Gigi Riva con 35 marcature. Le partite che lo consegnano alla storia della Nazionale sono quattro: Ungheria – Italia 0-5 del maggio 1930 (Coppa Internazionale, tre gol segnati nella prima vittoria azzurra contro i maestri danubiani); Italia – Spagna 1-0 (quarti di finale Coppa del Mondo 1934, segna di testa nello spareggio contro i forti iberici); Inghilterra-Italia 3-2 (amichevole del novembre 1934, con l’Italia in dieci e sotto 3-0 segna due reti in quattro minuti e coglie un palo con gli azzurri che diventano “I leoni di Highbury” e Italia – Brasile 2-1 (semifinale Coppa del Mondo 1938, realizza un rigore tenendosi con una mano i pantaloncini dall’elastico rotto). Signore in campo, si racconta che si sia arrabbiato solo due volte: dopo un intervento molto duro di Pietro Serantoni in Inter – Juventus, suo grande amico ed ex compagno di squadra (“Sera, proprio tu! Non me lo sarei mai aspettato”) e dopo un rimprovero plateale di Annibale Frossi per un passaggio sbagliato: “Non ti permettere mai più di criticarmi in questo modo, tu che calci di punta”. Signore fuori dal campo: adora la famiglia, la moglie Rita e le figlie Silvana e Gabriella, è generoso con gli amici, ascolta la musica classica e il jazz, ama il cinema, le feste, i bei vestiti e le macchine. Manna per le pubblicità del tempo che lo rendono, primo uomo sportivo italiano, testimonial di prodotti. Di poche luci e molte ombre la carriera da allenatore. Sei mesi in Turchia al Besiktas, primo allenatore italiano all’estero, due anni alla Pro Patria, uno da direttore tecnico, la breve e poco felice esperienza azzurra all’Olimpiade di Stoccolma 1952 e il nuovo ritorno alla casa nerazzurra chiamato alla guida del vivaio, con qualche incursione in prima squadra nei momenti di crisi, da Angelo Moratti. Nel 1968, con l’arrivo di Ivanoe Fraizzoli alla guida dell’Inter, diventa presidente degli Inter Club. Gira l’Italia e il mondo. In ogni serata, premiazione, manifestazione è travolto dall’affetto dei tifosi. Per molti anni collabora con “La Gazzetta dello Sport” e “Il Calcio Illustrato”; prende per mano il lettore e con parole semplici e chiare lo guida nel mondo del pallone. Se ne va il 21 agosto del 1979. Ai funerali vuole solo la famiglia perché -sue parole- : “Chi partecipa alle esequie parla d’altro non di chi non c’è più”. Di lui rimangono un mare di ricordi, di articoli, di premi, di medaglie, di fotografie e qualche filmato dell’Istituto Luce. Chi lo ha visto giocare, davanti un campione di oggi, continua a sostenere: “Certo è bravissimo, un campione, un fuoriclasse… ma Meazza era Meazza”.
Marco Pedrazzini coautore insieme al nipote di Meazza, Federico Jaselli Meazza del libro "il mio nome è Giuseppe Meazza" edito da ExCogita

storia inter

Il Football Club Internazionale Milano nasce al ristorante "L'Orologio" la sera del 9 marzo 1908 da una costola di 43 dissidenti del preesistente Milan Football and Cricket Club il quale, in seguito al divieto di far giocare calciatori stranieri, aveva deciso di non partecipare a nessun torneo nazionale. Il nome scelto per la nuova squadra vuole simboleggiare la volontà cardine della società: dare la possibilità a giocatori non italiani di vestire questa maglia. Tutt'ora l'Inter è la squadra italiana con il maggior numero di tesserati stranieri.

Formazione 1919/1920

Al primo Presidente Giovanni Paramithiotti succedono nel 1909 Ettore Strauss e nel 1910 Carlo De Medici il quale, dopo sole due Stagioni dalla fondazione, porta l'Inter di mister Fossati ad aggiudicarsi il primo Titolo nazionale battendo in Finale per 10-3 la quarta squadra di undicenni della Pro Vercelli, mandata in campo per protesta in seguito al rifiuto da parte della F.I.F. (Federazione Italiana del Football) di spostare la data del match nonostante gli impegni in tornei militari di alcuni vercellesi. Allo Scudetto seguono quattro Stagioni fiacche, durante le quali nel la Presidenza cambia diverse volte: entrano in carica Emilio Hirzel (1912), Luigi Ansbacher (1914) e nello stesso anno Giuseppe Visconti Di Modrone, che rimane al vertice della società fino al (1919), quando la carica sarà rilevata da Giorgio Hulss. Durante la presidenza Modrone divampa la Prima guerra mondiale: essa porta all'interruzione del Campionato 1914/15 e alla sospensione di tutti i successivi. Arruolamenti e relative perdite non intralciano però il cammino nerazzuro, che nel 1919/20 vince il primo Scudetto del dopoguerra vincendo 3-2 la Finale contro il Livorno sul neutro di Bologna. Presidente è Francesco Mauro, allenatore Nino Resegotti.

Giuseppe MeazzaAllo Scudetto segue un lungo periodo anonimo, segnato solo da una retrocessione evitata per un soffio e, dopo molti piazzamenti di media classifica nei Gironi interregionali, da un quinto posto nel 1926/27. Due i cambi al timone: nel 1923 a Mauro succede Enrico Olivetti, e nel 1926 è la volta di Senatore Borletti. La panchina vede invece alternarsi Bob Spotishwood, Paolo Schiedler, Arpàd Veisz e Josef Viola.

Con l'arrivo del "Ventennio", l'Inter si vede costretta a cambiare ragione sociale: il Partito Fascista non apprezza infatti il nome "Internazionale", che non rispetta la tradizionale italianità promossa dalla linea di governo e richiama troppo esplicitamente l'Internazionale per antonomasia, vale a dire la Terza Internazionale comunista. Nell'estate del 1928, sotto la guida del presidente Senatore Borletti (entrato in carica nel 1926), l'F.C. Internazionale si fonde con l'Unione Sportiva Milanese, muta nome e casacca e diviene "Società Sportiva Ambrosiana", con tenuta bianca rossocrociata (colori di Milano) e segnata dal fascio littorio. La nuova divisa dura soltanto pochi mesi, e di nuovo in nerazzurro (ma con il colletto a scacchi bianconeri, colori sociali dell'U.S. Milanese), la squadra di nuovo allenata da Arpàd Veisz e guidata dai presidenti Ernesto Torrusio (1929) e Oreste Simonotti (1930) conquista il terzo Scudetto in occasione del primo Campionato a girone unico senza suddivisioni geografiche, la Serie A del 1929/30, raggiungendo anche la semifinale di Mitropa Cup, coppa riservata ai club più forti di Austria, Italia, Ungheria, Cecoslovacchia, Romania e Jugoslavia. In questo Campionato inoltre riceve la consacrazione definitiva Giuseppe Meazza, detto "Balilla", bomber nerazzurro brillante sostituto degli "ex" Antonio Powolny, Fulvio Bernardini e Luigi Cevenini III.

Dopo un quinto posto nel 1930/31 c'è aria di cambiamento: il nuovo timoniere Ferdinando Pozzani, soprannominato "Generale Po" per i modoi autarchici, lascia andare molte bandiere, cambia allenatore (Istvan Toth) e ottiene dalla FIGC il permesso per assumere la denominazione di Ambrosiana-Inter. Lo stravolgimento societario non porta però risultati, che si limitano a un deludente sesto posto. Il nuovo ritorno di Veisz, l'arrivo del prestigioso portiere Carlo Ceresoli e de nuovi attaccanti di spessore Levratto e Frione II sembra spingere l'Ambrosiana verso lo Scudetto, che però è mancato: nel 1932/33 la squadra arriva seconda otto punti sotto la Juventus. Il 1933 è anche l'anno dell'unica Finale in Mitropa Cup. Dopo aver liquidato First Vienna e Sparta Praga, ai nerazzurri resta da battere il fortissimo Austria Vienna: la vittoria per 2-1 a Milano sembra arridere a Meazza e compagni, che però Vienna vengono sconfitti 3-1 dai i padroni di casa, che vincono il trofeo.

Si sente di nuovo odore di Scudetto nel 1933/34. A due giornate dalla fine l'Ambrosiana batte la Juventus 3-2 all'Arena Civica, in un match storico che registra l'incasso record di 400 mila lire. Tuttavia le sconfitte con Fiorentina e Torino condannano i nerazzurri a un altro secondo posto, stavolta con lo scarto ridotto a quattro punti. L'anno successivo, negativamente segnato dalla scomparsa di "Tito" Frione, ha dell'incredibile: all'ultima giornata Inter e Juve sono a pari punti. I bianconeri vincono a Firenze, mentre i nerazzurri perdono contro la Lazio, con rete dell'ex nerazzurro Levratto, e il 1934/35 diviene per i ragazzi allenati da Gyula Feldmann l'anno del terzo secondo posto consecutivo.

Passano due anni spenti, dove in panchina si avvicendano Albino Carraro (sostituto di Feldmann, esonerato) e Armando Castellazzi, ottenendo solo un quarto e un settimo posto in Serie A e una Semifinale di Mitropa Cup.

L'Ambrosiana-Inter torna in auge nel 1937/38, spuntandola nella corsa allo Scudetto su Juventus e Milan solo all'ultima giornata, seppur in Mitropa Cup arrivi un'eliminazione già ai quarti. Ancora protagonista del trionfo nerazzurro il centravanti Giuseppe Meazza (nella foto in alto a sinistra), che si laurea Campione del Mondo per la seconda volta. La società compensa il ritiro di mister Castellazzi con Tony Cargnelli, abile teorico del "Sistema" (modulo che sostituisce il classico schema danubiano), e fronteggia l'improvviso declino di Meazza con il ritorno di Attilio Demaria dal Sudamerica. La squadra così rinnovata arriva terza in Serie A e vince la sua prima Coppa Italia nel 1938/39. Otto giorni prima dell'entrata in guerra dell'Italia arriva l'ultimo Tricolore sotto la denominazione di Ambrosiana-Inter. Nonostante l'idolo della folla Meazza sia bloccato per l'intera stagione da una grave vasocostrizione al piede, i nerazzurri dirigono autorevolmente il Campionato 1939/40, vincendo all'ultima di Campionato lo scontro diretto con il Bologna e festeggiando lo Scudetto sul neutro di San Siro, campo del Milan scelto perché il numero di spettatori era superiore alla capienza massima dell'Arena Civica (l'incasso sarà di 471 mila lire).

La coppia di allenatori Peruchetti-Zamberletti decide per la cessione di Meazza al Milan, considerato ormai finito. Dopo tredici anni passati in nerazzurro si fa tuttavia ancora rimpiangere segnando la rete del definitivo 2-2 nel derby cittadino. in Campionato un'Andata birllante si contrappone a un discutibile Ritorno, e nel 1940/41 l'Ambrosiana-Inter arriva seconda. Nei due anni successivi Ivo Fiorentini non va oltre una clamorosa dodicesima posizione e Giovanni Ferrari, sotto la nuova presidenza di Carlo Masseroni porta i suoi ragazzi a un modesto quarto posto. Nel 1943 la FIGC decide per la sospensione delle attività sportive nazionali: nel Campionato Alta Italia 1944, organizzato dai Comitati Regionali, l'Ambrosiana arriva prima nelle Eliminatorie Lombarde, ma è soltanto sesta nel Girone di Semifinale.

Presidente MasseroniDopo la caduta del regime fascista, il 27 ottobre 1945 il presidente Masseroni (foto a destra) annuncia con toni gloriosi che "l'Ambrosiana torna a chiamarsi solo Internazionale". L'Inter saluta questo storico avvenimento senza fare faville, e alterna brillanti prestazioni (come uno storico 6-2 sul "Grande Torino") ad altre ben più fiacche. Il Campionato Misto Serie A-B 1945/46 è la prima e unica edizione "non a girone unico" dal 1930: nonostante la qualificazione ottenuta con la seconda piazza nel Campionato Alta Italia, nel Girone Finale la squadra di Carlo Carcano chiude soltanto al quarto posto.

Il 1946/47 parte con i migliori propositi: confermato Carcano, Masseroni ottiene dalla FIGC il permesso di tesserare calciatori stranieri e acquista i sudamericani Bovio, Cerioni, Pedemonte, Volpi e Zapirain, che diventano noti in Italia con il soprannome di "cinque bidoni" per la loro leggendaria inadeguatezza al calcio. Zapirain si fa notare solo come giocatore di biliardo, mentre Bovio, criticato a causa del sovrappeso, si caratterizza per comportamenti oggi impensabili: nel gennaio 1947, dopo un esaltante primo tempo a Modena, nella ripresa lascia la squadra in dieci pur di rimanere abbracciato alla stufa dello spogliatoio. Pochi giorni dopo Bovio, Cerioni e Volpi fuggono in Sudamerica e fanno perdere le loro tracce. Masseroni salva le sorti della squadra affidandone la gestione tecnica a Nino Nutrizio e all'allenatore-giocatore Giuseppe Meazza, tornato all'Inter a trentasei anni suonati. La coppia riesce nell'impresa e, nell'ultima partita di Meazza, i tifosi festeggiano una comoda salvezza al decimo posto.

Soltanto l'idolo della folla è confermato in panchina, e questo gli causa forti problemi di comunicazione con i propri giocatori, tanto da renderne necessario l'esonero e il ritorno di Carcano. Questi, non potendo più contare sul trascinatore dell'Andata Bruno Quaresima bloccato da un infortunio, decide di far girare la squadra attorno all'estro del giovane Benito Lorenzi, che si era già distinto all'inizio della Stagione. Alla fine del 1947/48, tuttavia, la terza piazza conquistata al giro di boa si riduce solo a un sofferto dodicesimo posto.

Il 1948/49 diventa tristemente famoso come l'anno della tragedia di Superga. L'Inter fa grandi acquisti: arrivano l'apolide Istvan Nyers, detto "Etienne" per le origini francesi, il difensore Attilio Giovannini e la punta Gino Armano, gettando le prime basi per un glorioso futuro. I nuovi campioni però non offrono il gioco richiesto da mister Astley, che viene sostituito a metà Stagione da Giulio Cappelli. Il nuovo allenatore conduce una sfrenata rimonta fino a raggiungere il secondo posto solitario, cinque punti davanti alla Juventus e altrettanti dietro a quel Torino che proprio con l'Inter gioca la sua ultima partita ufficiale.

Il Campionato 1949/50 riprende con i migliori propositi. il "tulipano volante" Faas Wilkes infiamma gli spalti, ma insiste troppo nelle azioni personali, mentre il dualismo Amadei-Lorenzi toglie serenità alla squadra. Alla fine l'Inter mette le mani su un terzo posto al di sotto delle aspettative. Il nuovo allenatore è Aldo Olivieri, la fiducia in Lorenzi è tale da portare alla cessione di Amadei e l'addio del centrocampista Aldo Campatelli porta Masseroni a cercare un nuovo campione del settore, trovato nello svedese Lennart Skoglund, detto "Nacka" per la regione d'origine. Il finale di Campionato è caratterizzato da una rimonta su un Milan in declino, ma l'Inter non è abbastanza incisivo e lo Scudetto 1950/51 rimane affare dei rossoneri per un solo punto. Nell'estate che precede il Campionato 1951/52 il presidente dà fiducia all'organico, rimpolpato solo dal portiere Giorgio Ghezzi. La squadra soffre però sulla continuità di rendimento, particolarmente evidente per Skoglund e Wilkes, e arriva solo terza.

Il 1952/53 inizia con una rivoluzione tattica. Il nuovo allenatore è il Dottor Alfredo Foni, un precursore del catenaccio, che reinventa Ivano Blason libero e scarta l'estroso Wilkes in favore di un più concreto Bruno Mazza, acquistato per pochi soldi. La nuova impostazione di gioco non piace alla critica, ma sbaraglia gli avversari all'insegna del "prima non prenderle": l'Inter è Campione d'Italia. In seguito alle pesanti critiche riguardo al gioco troppo difensivistico, nella Stagione successiva Foni decide di proporre un modello di calcio più estroso e aggressivo. A inizio Stagione Nyers è escluso dalla rosa per aver richiesto un aumento di stipendio, ma alla vigilia della partita contro il Milan Masseroni cede alle sue richieste pur di farlo giocare: segna una tripletta, gli unici tre gol dell'incontro, e l'Inter si aggiudica il derby. Skoglund è invece protagonista assoluto di un leggendario 6-0 sulla Juventus. In un Campionato in cui tutti i nerazzurri hanno il loro momento di gloria, l'Inter si impone in volata e, davanti alla Juve per un solo punto, è Campione d'Italia 1953/54 (foto sotto).

Formazione 1953/1954

Nel 1954 il presidente e patron Carlo Masseroni è ormai appagato dalle vittorie in Serie A e inizia una lunga trattativa con il petroliere Angelo Moratti per la cessione della società. Senza nuovi arrivi stranieri (il Ministro Andreotti ha chiuso le frontiere dopo la figuraccia a Svizzera '54) il vuoto lasciato da Giovannini vuole essere colmato da Giorgio Bernardin, che però non convince in linea con le prestazioni generali della squadra: alla fine del 1953/54 l'Inter arriva solo ottava.

Sabato 28 maggio 1955, il nuovo presidente e patron dell'Inter è Angelo Moratti, che acquista la società da per 100 milioni. Mentre nelle giovanili cresce gran parte dei campioni del futuro, Moratti allontana Foni e punta su Aldo Campatelli. Il Campionato inizia bene, dopo sei Giornate l'Inter è in testa, ma una sequela di cinque sconfitte porta all'esonero. È chiamato a curare le ferite Giuseppe Meazza, che recupera posizioni e limita i danni chiudendo il 1955/56 al terzo posto. L'anno successivo Moratti punta sulla coppia Frossi-Ferrero. Il primo è un catenacciaro, il secondo un teorete dell'offensivismo puro. Una coppia in teoria complementare, in pratica inefficace. Meazza rileva ancora una volta la guida della squadra: una iniziale serie positiva porta l'Inter al secondo posto, poi cinque sconfitte consecutive la fanno scendere di parecchio. Con la vittoria nell'ultima Giornata 1956/57 i nerazzurri agguantano la quinta posizione.

L'arrivo del centravanti Antonio Valentin Angelillo e del quotato allenatore John Carver non porta ancora risultati: nel 1957/58 la squadra si ferma al nono posto in classifica. Il disastro della Stagione appena conclusa pesa sulla società, che in estate cede Ghezzi e Lorenzi e si affida a mister Giuseppe Bigogno. I risultati non sono dei migliori e a tre mesi dalla fine del Campionato 1958/59 ritorna in panca Campatelli, che chiude terzo e perde la finale di Coppa Italia. Si mettono in luce gli attaccanti: Edwing Firmani gioca la miglior Stagione della sua carriera e Angelillo realizza 33 goal in 33 partite, risultato ineguagliato nella Serie A a 18 squadre, seppur segnando solo 5 volte nelle ultime 16 Giornate. Il 1959/60 è una Stagione transitoria. Parte Skoglud e in panca si siede la coppia Campatelli-Achilli. L'Andata è ottima, ma il Ritorno di Campionato è decisamente in declino e la squadra è eliminata ai Quarti in Coppa delle Fiere. Dopo una sconfitta nel derby viene esonerato Campatelli, dopo un mese tocca anche ad Achilli. Il ritorno di Giulio Cappelli permette di chiudere in quarta posizione.

Nell'estate Moratti (nella foto sotto, a destra) getta le basi di quella che sarà la Grande Inter: in panchina si siede il "Mago" Helenio Herrera (nella foto sottom, a sinistra) e dietro la scrivania l'esperto Herrera e Morattiuomo di calcio Italo Allodi. Herrera rivoluziona l'Inter stravolgendo le tattiche e trasformando Picchi in efficace libero, ma non manca di portare il suo estro nel calcio italiano con l'invenzione del "ritiro". Lo Scudetto 1960/61 va alla Juventus fra le polemiche: durante lo scontro diretto con l'Inter, seconda classificata, la partita è interrotta da un'invasione di campo di tifosi bianconeri. L'Inter vince 0-2 d'ufficio, ma la FIGC (presieduta da Umberto Agnelli) contesta la decisione, delibera che l'invasione non avrebbe condizionato lo svolgimento della gara e ne ordina la ripetizione al termine del Campionato. L'Inter risponde mandando a Torino la Primavera, che perde 9-1 e chiude al terzo posto. L'unica segnatura nerazzura è siglata su rigore dal fututo campione Sandro Mazzola, che sigilla così il suo esordio. Durante il periodo di mercato la chiacchierata vita amorosa di Angelillo porta il severo Herrera a ordinarne la cessione. Il "Mago" poi chiede e ottiene, per la cifra record di 250 milioni, il Pallone d'oro del Barcellona e già Campione d'Europa Luis Suárez. Secondo l'allenatore è il regista adatto ai nuovi meccanismi di gioco, ma un repentino infortunio lo costringe però a rinunciarvi nei primi due mesi del Campionato 1961/62, che l'Inter chiude in seconda posizione. La Coppa delle Fiere si chiude con l'eliminazione ai Quarti, in Coppa Italia addirittura agli Ottavi. Si mettono però in evidenza i gioielli del vivaio, su tutti Giacinto Facchetti, Gianfranco Bedin e Sandro Mazzola.

Al terzo anno l'Inter parte con due nuovi acquisti: la riserva del Brasile Jair e Tarcisio Burgnich, che arriva dal Palermo dove la Juventus l'aveva parcheggiato come scarto. Il "Mago" Herrera azzecca gli acquisti che, uniti ai vecchi colpi di mercato, ai giovani ormai affermati e al talento di Mario Corso, dalle celebri punzioni "a foglia morta", trascinano l'Inter verso la gloria. La squadra parte lenta, ma si riprende a metà Campionato e vince quasi tutti gli scontri diretti, come nel brillante 4-0 inflitto al Bologna alla tredicesima di Andata. Dopo la vittoria nel Derby dominato da Mazzola arriva tuttavia la doccia fredda di una sconfitta a Bergamo contro l'Atalanta. Se l'allenatore non dà peso all'accaduto, Moratti raduna furioso la squadra e ordina di far giocare le riserve Bugatti, Bolchi e Maschio al posto di Buffon, Zaglio e Di Giacomo, che il "Presidentissimo" ritiene responsabili della sconfitta. La frustata scuote i ragazzi e l'Inter scavalca il Genoa 6-0. Due mesi dopo la vittoria sulla Juventus, ancora vanto di Mazzola, proietta i nerazzurri verso lo Scudetto 1962/63. La certezza matematica arriva la settimana dopo. Va meno bene la Coppa Italia: l'Inter è fuori ai Quarti.

La vittoria in Serie A qualifica l'Inter in Coppa dei Campioni, e per affrontare la fatica dei due tornei arrivano il portiere Giuliano Sarti, il centravanti Aurelio Milani e il meno celebre Horst Szymaniak. In Europa la cavalcata è trionfale: eliminato l'Everton (0-0/1-0), i nerazzurri infilano Monaco (1-0/3-1), Partizan (2-0/2-1) e Borussia Dortmund (2-2/2-0), raggiungendo la Finale contro il Real Madrid. Si gioca a Vienna il 27 maggio 1964, e in una serata in cui Carlo Tagnin annulla Di Stéfano e Aristide Guarneri ferma Puskás, l'Inter si impone per 3-1 con doppietta di Mazzola e rete di Milani. Il club Campione d'Europa (foto sotto a destra) si fa valere altrettanto nella Serie A 1963/64, ma con esiti meno fausti. L'arrancante partenza è compensata da una buona ripresa. La squadra si trova prima in classifica dopo la penalizzazione inflitta al Bologna per l'uso di sostanze dopanti, ma una guerra di carte bollate riporta i tre punti agli emiliani. A fine Campionato Inter e Bologna sono appaiate a 54 punti, e lo Scudetto deve essere deciso sul neutro di Roma: nell'unico spareggio per il primo posto della storia, il Bologna vince 2-0 con autorete di Facchetti e gol di Nielsen lasciando i nerazzurri a bocca asciutta. Va segnalato che, con le regole attuali, l'Inter averebbe vinto il Campionato in virtù del 2-0 totale (0-0/2-0) negli scontri diretti.

Campioni d'Europa 1964La nuova Stagione inizia con un importante trofeo: la Coppa Intercontinentale. Il cattivo inizio con la sconfitta 1-0 in Argentina è appianato da un 2-0 a Milano. La vincente fra i nerazzurri e l'Independiente deve essere determinata il 26 settembre sul neutro di Madrid, dove l'Inter batte gli avversari con un 1-0 siglato da "Mariolino" Corso, laureandosi Club Campione del Mondo per prima in Italia. In Campionato l'inizio non è dei migliori, tanto che a fine gennaio il Milan ha sette punti di vantaggio. In una rimonta durata due mesi l'Inter vince 5-2 il derby, portando il distacco a un solo punto, e opera il sorpasso battendo 2-0 la Juventus a Torino mentre i cugini perdono in casa contro la Roma. Alla fine della Serie A 1964/65 si aggiungono altri due punti di distacco: l'Inter è Scudetto. Nel frattempo prosegue il cammino in Coppa dei Campioni inanellando un eclatante 6-0/1-0 alla Dinamo Bucarest, un più sofferto passaggio contro i Rangers (3-1/0-1, rischiando di andare allo spareggio) e un'incredibile eliminazione del Liverpool, che dopo aver vinto 3-1 in Inghilterra è travolta dai nerazzurri 3-0 a San Siro. La finale per l'Inter si gioca in casa, ma la vittoria non è così scontata: sotto una pioggia scrosciante entra solo il tiro di Jair, ma basta per fare dei nerazzurri i nuovi Campioni d'Europa. Manca un solo trofeo al grande slam: è la Coppa Italia. Il 29 agosto a Roma si gioca Juventus-Inter, ma la supremazia nerazzurra dimostrata in tutti gli altri tornei non si fa vedere. Con una rete di Menichelli, i bianconeri togliono alla Beneamata l'ultimo trofeo.

Il 1965/66 si apre di nuovo sotto il segno di un'importante vittoria. In Coppa Intercontinentale i Campioni d'Europa affrontano ancora una volta l'Independiente, senza però dover ricorrere allo spareggio, poiché al 3-0 siglato a Milano si aggiungere un pareggio a reti inviolate a Buenos Aires. In Campionato gli avversari sono tanti, ma nessuno si fa abbastanza valere: il Napoli degli acquisti record Sivori e Altafini perde competitività alla tredicesima Giornata, il Milan, secondo di un punto a metà Campionato, crolla nel ritorno e il Bologna, risorto dopo un'iniziale crisi, si gioca tutte le speranze pareggiando la penultima contro la Juventus, mentre l'Inter affonda la Lazio e guadagna in anticipo la certezza matematica della Stella sul petto, simbolo di dieci Scudetti. Un'inaspettata nota negativa arriva dalla Coppa dei Campioni: dopo aver eliminato la Dinamo Bucarest (1-2/2-0) e il Ferencvaros (4-0/1-1), un Real Madrid dal dente avvelenato si prende la rivincita di due anni prima, elimina i nerazzurri (0-1/1-1) e si invola verso il suo trionfo. Negativa anche la Coppa Italia, con l'Inter fuori in semifinale.

Sull'epopea della "Grande Inter" Ferruccio Mazzola ha gettato fosche nubi, accusando in particolare l'allenatore Herrera di sistemi di allenamento e punizione disumani e di impiegare costantemente sostanze dopanti. Tali accuse non hanno però mai trovato un concreto riscontro.

Inter dei record

Il 1967 è un anno dove in meno di una settimana l'Inter passa dal Paradiso all'inferno. In pochi giorni l'Inter perde dapprima la finale di Coppa dei Campioni 2-1 contro il Celtic Glasgow e meno di una settimana dopo è la volta della sconfitta a Mantova per 1-0 durante l'ultima Giornata di Campionato, che costa sorpasso e Scudetto in favore della Juventus. L'anno seguente l'Inter ottiene un deludente quinto posto, risultato che provoca il licenziamento di Helenio Herrera e pone le fondamenta per una decisione drastica da parte di Angelo Moratti. Infatti, nel 1968 il "Presidentissimo" passa la mano e diventa presidente Ivanoe Fraizzoli. Sotto la sua gestione arriva l'undicesimo Scudetto nel 1971, la seconda Coppa Italia nel 1978 ed il dodicesimo Scudetto nel 1980, gli ultimi due con allenatore Eugenio Bersellini.

Scudetto 1988/89

Poco dopo, nel 1984 tocca al nuovo presidente Ernesto Pellegrini riorganizzare la squadra per centrare nuovi successi e nella stagione 1988/89 riesce ad allestire una squadra da record (foto in alto a sinistra): è l'anno dei tedeschi Lothar Matthäus e Andreas Brehme e del record di punti, 58 (84 conteggiando tre punti a vittoria), con 26 vittorie, 6 pareggi e 2 sconfitte. Tale risultato risultato non è mai stato eguagliato nella Serie A a 18 squadre.

La stagione successiva l'Inter si aggiudica la Supercoppa Italiana e nel 1991 a distanza di 26 anni dall'ultimo successo europeo arriva la Coppa Uefa battendo in finale un'altra squadra italiana, la Roma. Nel 1994 è ancora Coppa Uefa battendo il Casino Salisburgo nella doppia sfida.

Coppa Uefa 1998Nel febbraio del 1995 la squadra torna nelle mani della famiglia Moratti: è infatti Massimo Moratti figlio del "Presidentissimo" a prenderne le redini, ma i risultati faticano ad arrivare. Nel 1997 la squadra perde la doppia finale di Coppa UEFA contro lo Schalke 04, ma recupera l'anno seguente con la terza vittoria (foto a destra) in quella stessa competizione ai danni della Lazio al Parco dei Principi di Parigi. In campo c'è Ronaldo, che però non basta per vincere nello stesso anno il campionato: in un torneo dagli animi tesi a causa di dubbie decisioni arbitrali, la Juventus si aggiudica la Serie A in seguito alla decisiva vittoria per 1-0 nello scontro diretto di Torino, reso celebre dall'invasione in campo dell'allenatore dell'Inter Gigi Simoni a seguito di un contatto in area tra Mark Iuliano e Ronaldo, giudicato non falloso dall'arbitro Ceccarini di Livorno. Prima dell'arrivo di Cuper nel 2001, si susseguiranno sulla panchina dell'Inter Lucescu, Castellini, Hodgson, Lippi e Tardelli.

Clamoroso è l'esito della stagione 2001/02. Sembra finalmente arrivato per l'Inter il tanto agognato Scudetto, invece è ancora la Juventus a far svanire i sogni tricolori dei milanesi. Quando mancano solo 5 giornate al termine l'Inter ha 6 punti di vantaggio sulla Juventus, terza dietro la Roma. In queste cinque settimane, tuttavia, accade l'impensabile. L'Inter perde 1-2 in casa con l'Atalanta e nella stessa giornata la Juventus vince a Perugia 4-0 e la Roma pareggia 2-2 a Venezia. A questo punto l'Inter si trova in testa con 3 punti di vantaggio su Roma e Juventus. Vengono disputati altri tre turni di campionato che permettono alla Juventus di scavalcare la Roma in classifica. L'ultima giornata si disputò il 5 maggio 2002 e la classifica era la seguente: Inter 69, Juventus 68, Roma 67. La partite da disputare erano Lazio-Inter, Udinese-Juventus e Torino-Roma. A Roma già si respira l’aria della festa-scudetto e persino i tifosi laziali ("gemellati" con gli interisti) tifano per la squadra nero-azzurra. La Juventus vince facilmente a Udine per 2-0 (goal di Del Piero e Trezeguet) e l'Inter cade clamorsamente contro la Lazio. Dopo essere stata in vantaggio perderà la partita per 4-2. La Roma vince con il Torino 1-0 e cosìal termine dei novanta minuti la classifica sarà la seguente: Juventus 71, Roma 70, Inter 69.

Al termine della stagione 2001/2002 scoppia lo scandalo "passaportopoli" riguardante la naturalizzazione illecita di alcuni calciatori extracomunitari. Vi sono coinvolte olter all'Inter molte altre società, tra cui il Milan e la Lazio. Gabriele Oriali patteggia 20.000 euro di ammenda e Alvàro Recoba subisce una squalifica totale di 2 anni, poi ridotta dalla FIGC a 6 mesi di radiazione nelle competizioni nazionali con diffida. Nell'inverno del 2003 viene inoltre trovato positivo al nandrolone Mohammed Kallon. La società si dichiara estranea alla vicenda, posizione che né il calciatore né il suo avvocato hanno mai smentito.

Coppa Italia 2005

Il 15 giugno 2005 l'Inter torna a conquistare un trofeo, vincendo la sua quarta Coppa Italia (foto in alto) dopo aver battuto in finale la Roma. I nerazzurri siimpongono 2-0 allo Stadio Olimpico con una doppietta di Adriano, e 1-0 al Meazza, con gol di Siniša Mihajlović.

Il 20 agosto 2005 l'Inter si aggiudica la seconda Supercoppa Italiana della sua storia grazie a una rete di Juan Sebastián Verón nei supplementari contro la Juventus.

L'annata 2005/06 comincia con la fuga della Juventus in campionato. L'incredibile passo dei bianconeri viene rimontato dall'Inter, capace di tenere il torneo aperto fino al secondo derby d'Italia, perso per 1-2 dai nerazzurri con gol decisivo di Alessandro Del Piero. Il passo falso, unito alla precedente sconfitta con la Fiorentina, favorisce il forte recupero del Milan, capace di rimontare 14 punti all'Inter e 11 alla Juventus. In Champions League, nonostante le prime sfide a porte chiuse (causa i fatti del derby di Champions) il cammino è in discesa e le avversarie non sembrano irresistibili. Dopo la vittoria nella fase a gironi, la squadra sconfigge l'Ajax agli ottavi ma, inaspettatamente, esce dal torneo per mano degli spagnoli del Villarreal CF per via del gol in trasferta segnato da Diego Forlán al primo minuto di gioco. Ai nerazzurri così resta la Coppa Italia vinta per la seconda volta consecutiva, ancora contro la Roma. Dopo il pareggio all'Olimpico (1-1, reti di Cruz per l'Inter e di Mancini per la Roma), i nerazzurri vincono il ritorno per 3-1 (goal di Cambiasso, Cruz e Martins per l'Inter e di Nonda per la Roma), conquistando il trofeo per la quinta volta nella loro storia. A seguito dello "scandalo Calciopoli", il 26 luglio 2006 il Commissario Straordinario della FIGC Guido Rossi, recepito il parere positivo di una commissione di "tre saggi" (Gerhard Aigner, Massimo Coccia e Roberto Pardolesi) appositamente creata, ha assegnato all'Inter il quattordicesimo Scudetto della sua storia, proclamandola Campione d'Italia in seguito alla retrocessione della Juventus e ai 30 punti di penalizzazione inflitti al Milan dalla Corte Federale. Eccezion fatta per alcuni pareri isolati, la società ha assunto una linea celebratrice dello Scudetto, riassunta dall'opinione del Presidente Facchetti il quale ha ribattezzato il trofeo "Scudetto della correttezza". La tifoseria ha assunto diverse posizioni ma, salvo alcuni gruppi ultras, anch'essa è generalmente soddisfatta per il titolo vinto d'ufficio.

Il 26 agosto 2006 l'Inter si presenta alla sfida di Supercoppa Italiana a San Siro come favorita, con la coccarda della Coppa Italia sulla manica sinistra e lo scudetto sul petto. Sebbene quello dell'Inter sia un double ottenuto a tavolino, in passato l'accoppiata era riuscita solo a Torino, Juventus, Napoli e Lazio. In campo giocano dall'inizio Zlatan Ibrahimovic e Patrick Vieira, fiori all'occhiello di una campagna-acquisti faraonica e provenienti dalla decaduta Juventus. Ceduto Obafemi Martins, in panchina c'è Hernán Crespo, altro grande acquisto (prelevato dal Chelsea), tornato in nerazzurro dopo tre anni. Nei primi 30 minuti di gioco la Roma realizza tre gol (Mancini e doppietta di Aquilani), ma sul finire della prima frazione il nuovo acquisto Patrick Vieira segna il gol che riapre la partita. Nel secondo tempo, infatti, Crespo, subentrato ad Adriano e ancora Vieira vanno in gol per il 3-3 su cui si chiudono i 90 minuti regolamentari. I supplementari danno poi merito ad un'Inter con maggiore qualità e forza fisica rispetto ad una Roma che accusa una preoccupante flessione fisica. La punizione di Luís Figo fissa il risultato sul 4-3 per la formazione nerazzurra e le consegna la terza Supercoppa Italiana (foto in alto) della sua storia, la seconda consecutiva.

Il 4 settembre 2006, tuttavia, pochi giorni dopo la vittoria in Supercoppa, un grave lutto colpisce l'Inter, oscurandone l'atmosfera di ottimismo in vista della nuova stagione: muore, infatti, a Milano, il presidente Giacinto Facchetti (foto a destra), già bandiera nerazzurra negli anni sessanta e settanta, gravemente malato da alcuni mesi.

Nella stagione 2006-2007 l'Inter torna a dominare la scena italiana: ottiene il primato assoluto delle vittorie consecutive in campionato (17, record per i campionati europei di 1° livello) e occupa stabilmente la vetta della classifica di Serie A con molti punti di vantaggio sulla seconda in classifica. Anche il cammino in Coppa Italia è ottimo: raggiunge la terza finale consecutiva con la Roma. Non è mai accaduto prima che le stesse squadre si sfidassero in finale per tre anni di fila. L'avventura in Champions League dei nerazzurri si conclude, però, agli ottavi di finale, dove l'Inter è eliminata dal Valencia per la regola dei gol fuori casa. Con un doppio pareggio, 2-2 nell'andata al Meazza e 0-0 nel ritorno al Mestalla, si qualificano infatti gli spagnoli.

Intanto in Serie A l'Inter prosegue il suo dominio incontrastato. Frantuma il record di vittorie consecutive in un campionato stabilito da Real Madrid e Bayern Monaco, collezionando 17 vittorie consecutive. Il 18 aprile, però, subisce la prima sconfitta in campionato, ad opera della Roma, vittoriosa per 3-1 a San Siro. Si tratta della prima sconfitta dopo 39 partite consecutive di imbattibilità. Il 22 aprile i nerazzurri conquistano il 15° scudetto, il primo vinto sul campo dopo 18 anni, con 5 giornate di anticipo sulla fine del campionato, grazie alla vittoria per 2-1 contro il Siena in trasferta e alla contemporanea sconfitta della Roma contro l'Atalanta.

La stagione 2007-2008, che conduce l'Inter nel novero delle società centenarie il 9 marzo 2008, si apre il 19 agosto 2007 con la sconfitta casalinga contro la Roma per 1-0 nella ventesima edizione della Supercoppa italiana e nella quinta partita di Supercoppa giocata tra Inter e Roma nelle ultime quattro stagioni, nonché quattordicesima sfida in generale tra i due club nell'arco di poco più di tre anni.

All'inizio del campionato il cammino della squadra ricalca le orme della strepitosa stagione precedente. L'Inter si laurea campione d'inverno con due giornate d'anticipo dalla fine del girone d'andata, chiudendo in testa a quota 49 punti (15 vittorie e 4 pareggi), con un vantaggio di 7 lunghezze sulla seconda (Roma) e 12 sulla terza (Juventus). Inoltre migliora il record di vittorie consecutive tra campionato e coppe stabilito l'anno precedente, portandosi a quota 13 rispetto alle 11 affermazioni della passata stagione. Come nella stagione precedente, è Ibrahimović il leader della squadra, che beneficia dei suoi gol e dei suoi assist. A fine girone d'andata lo svedese, insieme a David Trézéguet, è infatti il capocannoniere (grazie ad un maggior numero di rigori battuti e realizzati) con 13 gol.

Dalla fine di febbraio alla fine di marzo (dalla 24esima alla 31esima giornata) la squadra di Mancini attraversa, tuttavia, un periodo opaco in cui dilapida in parte il vantaggio accumulato sulla Roma, che recupera 7 punti e si porta a 4 lunghezze di distacco. Nel corso di questo periodo giunge per i nerazzurri la prima sconfitta dopo 31 partite utili consecutive in campionato, contro il Napoli, che si impone in casa per 1-0. I milanesi non perdevano in Serie A da 31 partite (18 aprile 2007, 1-3 contro la Roma). Dalla 32esima alla 35esima giornata i nerazzurri ottengono, poi, 4 vittorie consecutive, ma in seguito perdono il derby contro il Milan per 2-1 e pareggiano in casa contro il Siena 2-2 (quest'ultimo risultato è stato condizionato da un rigore sbagliato da Marco Materazzi). A una giornata dalla fine conservano un punto di vantaggio sulla Roma.
Domenica 18 maggio, dopo una partita sofferta nelle battute iniziali contro il Parma, in trasferta e senza tifoseria al seguito, la squadra riesce ad imporsi sui rivali per 2-0 grazie a due gol di Ibrahimovic (rientrante da un infortunio che lo ha tenuto fuori dai campi di gioco per quasi due mesi) e si laurea Campione d'Italia per la sedicesima volta, malgrado l'affanno delle ultime partite di campionato in cui i nerazzurri hanno visto assottigliarsi il vantaggio sull'inseguitrice, la Roma, fino a soltanto un punto. Alla fine i neroazzurri diventano Campioni d'Italia con tre punti di vantaggio sulla Roma.

In Coppa Italia il cammino dei nerazzurri prosegue bene. Agli ottavi sconfiggono la Reggina per 4-1 all'andata, con una doppietta del giovane Mario Balotelli, e per 3-0 nel ritorno. Ai quarti incontrano la Juventus. Nella partita di andata pareggiano per 2-2, mentre nel ritorno è ancora Balotelli a risultare decisivo, realizzando una doppietta che, insieme al gol di Cruz, elimina la Juventus (3-2). In semifinale i milanesi trovano la Lazio: l'andata è a reti bianche, ma nella gara di ritorno l'Inter prevale per 2-0 (reti di Pelè e Cruz). Il 24 maggio ritrova in finale per la quarta volta consecutiva la Roma. L'Inter ancora una volta perde la finale, questa volta per 2-1.

In Champions League i nerazzurri vengono eliminati agli ottavi di finale come nella stagione precedente, questa volta dal Liverpool, vittorioso per 2-0 in casa e per 1-0 a San Siro. Al termine della partita di ritorno Mancini annuncia la sua intenzione di abbandonare la guida dell'Inter alla fine della stagione, salvo poi ritornare sui propri passi a due giorni di distanza.[6]

Moratti, tuttavia, prende i primi contatti con José Mourinho, l'ex-allenatore portoghese del Chelsea. Il 27 maggio, a pochi giorni dalla conquista del sedicesimo titolo, il presidente nerazzurro esonera l'allenatore, in una situazione per certi versi simile a quella avvenuta con Zaccheroni quattro anni prima. Nella comunicazione ufficiale del 29 maggio[7] come motivazioni per l'esonero si adducono le dichiarazioni rese dal tecnico Mancini alla fine della sfida di Champions League Inter-Liverpool dell'11 marzo 2008.

Il saldo del tecnico jesino sulla panchina dell'Inter è stato comunque positivo: in soli quattro anni ha vinto ben 7 trofei, 3 Scudetti, 2 Coppe Italia, 2 Supercoppe Italiane, risultando il secondo tecnico più vincente della storia dell'Inter dopo Herrera.

Dal 2008 siede sulla panchina dell'Inter José Mourinho, che ha vinto la Supercoppa italiana ancora contro la Roma (questa volta ai rigori) e il diciassettesimo scudetto, il quarto consecutivo che ha consentito ai nerazzurri di raggiungere il Milan nell'albo d'oro del campionato italiano.

Ad agosto i nerazzurri hanno perso 2-1 la sfida contro la Lazio per la Supercoppa italiana. La stagione 2009-10 vede l'Inter conquistare il suo diciottesimo scudetto (superando il Milan e divenendo la seconda squadra italiana per numero di scudetti, dopo la Juventus), la sua sesta Coppa Italia ma soprattutto, il 22 maggio contro il Bayern Monaco al Santiago Bernabéu di Madrid, la sua terza Coppa dei Campioni dopo 45 anni di attesa, la prima da quando ha mutato il proprio nome in Champions League, realizzando così una storica tripletta mai riuscita a nessun'altra squadra italiana. A fine maggio, il tecnico portoghese lascia l'Inter per passare alla guida del Real Madrid.


 
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18 settembre

È iniziato , al centro sportivo "Angelo Moratti", l'allenamento della squadra in vista di Novara-Inter, gara valida per l'anticipo del turno infrasettimanale della 4^ giornata Serie A Tim 2011-2012 in programma, martedì 20 settembre '11 (ore 20,45). Gian Piero Gasperini ha diviso la squadra in due gruppi: lavoro di scarico e di recupero per i calciatori maggiormente impiegati nella gara di campionato contro la Roma, per tutti gli altri è inioato il riscaldamento sul campo.

 
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19 settembre - Novara

Subito al lavoro questa mattina per gli uomini di mister Tesser che si sono ritrovati alle 10.30 al "Silvio Piola" per la seduta d'allenamento in vista della gara di martedì sera contro l'Inter.

Lavoro in parte defaticante per chi ha giocato ieri, seduta più sostenuta per tutti gli altri che sotto la guida dei preparatori atletici hanno svolto esercizi mentre sul finale partitina a campo ridotto sotto la guida di mister Tesser.

E' rimasto fermo Pinardi per un affaticamento muscolare mentre sono rientrati a lavorare regolarmente nel gruppo Meggiorini e Dellafiore.

 
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refereegirl



Novara-Inter, in programma martedì sera alle 20.45 allo stadio Silvio Piola di Novara, sarà diretta da Mauro Bergonzi, con assistenti Niccolai e Barbirati e quarto uomo Gervasoni.

Ecco il quadro completo delle designazioni arbitrali della quarta giornata di campionato.

CESENA – LAZIO
CELI

CHIEVO – NAPOLI
DAMATO

FIORENTINA – PARMA
RIZZOLI

GENOA – CATANIA
TOZZI

JUVENTUS – BOLOGNA
GAVA

LECCE – ATALANTA
ROCCHI

MILAN – UDINESE
BANTI

NOVARA – INTER
BERGONZI

PALERMO – CAGLIARI
PERUZZO

ROMA – SIENA
GUIDA

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probabili formazioni al 19 settembre

NOVARA-INTER ore 20.45

Novara (4-3-1-2): Ujkani; Dellafiore, Lisuzzo, Paci, Gemiti; Porcari, Radovanovic, Rigoni; Mazzarani; Morimoto, Granoche.
A disp.: Fontana, Morganella, Ludi, Marianini, Giorgi, Jeda, Meggiorini. All.: Tesser
Squalificati: nessuno
Indisponibili: nessuno

Inter (3-5-2): Julio Cesar; Lucio, Samuel, Ranocchia; Nagatomo, Zanetti, Sneijder, Cambiasso, Obi; Forlan, Pazzini.
A disp.: Castellazzi, Chivu, Jonathan, Stankovic, Alvarez, Zarate, Milito. All.: Gasperini
Squalificati: nessuno
Indisponibili: Cordoba, Maicon, Thiago Motta, Poli, Viviano

LE ULTIME: Il Novara rischia di perdere Pinardi per un affaticamento muscolare, pronto Mazzarani. Granoche favorito su Jeda, Radovanovic in ballo per un posto in mezzo. Hanno ripreso ad allenarsi con i compagni sia Meggiorini che Dellafiore: sono arruolabili. Nell'Inter tornano a disposizione Chivu e Stankovic. Sneijder sta bene e giocherà nel centrocampo a 5, Pazzini prende il posto di Milito.

novarainter16

Edited by balcan123 - 28/9/2011, 12:54

 
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l'apertura dei cancelli è prevista per le ore 18.30.



novarainter20

novarainter01

Edited by balcan123 - 28/9/2011, 12:56

 
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precedenti


Dalla A fino all’Interregionale, per poi ritornare a stazionare, negli anni a cavallo del nuovo millennio, nelle ex Serie C1 e C2. Poi la promozione in B del 2010 e l’incredibile cavalcata che ha portato il Novara fino alla massima serie, con l’entusiasmo della prima volta. Per molti tifosi novaresi, infatti, quella di stasera sarà la prima volta che vedranno la loro squadra opposta all’Inter.

Nei “soli” 17 precedenti, i nerazzurri hanno sbancato il terreno di gioco del Novara per 9 volte, impattando sul pari per 5 ed uscendo dunque sconfitti per 3.
L’ultimo precedente assoluto risale al 5 febbraio 1956. 55 anni fa, appunto. Finì 2-2, con il Novara due volte in vantaggio e due volte raggiunto da Oscar Alberto Massei. Al 1955, risale invece l’ultima vittoria interista in terra piemontese: fu 4-2, grazie alle doppiette di Savioni e Lorenzi. L’ultima sconfitta a Novara della Beneamata arrivò nel lontano maggio 1940. Era il 26, per l’esattezza, e gli azzurri piegarono l’Inter per 1-0, grazie a Calzolai.

Pochi giorni dopo, l’Italia entrò in guerra e per circa 10 anni il calcio, di fatto, sparì, come quasi tutti gli altri sport.

Per ciò che riguarda la differenza reti, sono 56 in totale i gol segnati in Novara-Inter: 32 dai nerazzurri, 24 dai novaresi.

Ecco il dettaglio di tutti i 17 precedenti di Novara-Inter:

1 mar 1914
Novara-Inter 2-3 (Restano, Signorini, Cevenini A., Cevenini A., Cevenini L.)

21 mar 1920
Novara-Inter 1-0 (Zanardi)

2 dic 1923
Novara-Inter 1-1 (Pestarini, Cevenini L. rig.)

2 mag 1926
Novara-Inter 1-1 (26′ Marucco, 76′ Conti)

27 nov 1927
Novara-Inter 3-0 (20′ Grabbi, 46′ Crotti, 69′ Rosina)

20 set 1936
Novara-Inter 3-5 (22′ Frossi, 27′ Meazza, 31′ Ferrari, 50′ Mariani, 54′ Meazza rig., 60′ Romano rig., 62′ Meazza, 81′ Rizzotti)

25 set 1938
Novara-Inter 0-1 (74′ Meazza)

26 mag 1940
Novara-Inter 1-0 (81′ Calzolai)

8 dic 1940
Novara-Inter 2-4 (16′ Muci, 20′ Candiani, 31′ Romano, 50′ Barsanti, 75′ Ferraris, 87′ Ferraris)

16 gen 1949
Novara-Inter 1-1 (51′ Campatelli, 70′ Ferraris)

30 ott 1949
Novara-Inter 0-0

31 dic 1950
Novara-Inter 0-1 (71′ Armano)

27 apr 1952
Novara-Inter 2-4 (7′ Armano, 17′ Wilkes, 18′ Armano, 49′ Broccini, 77′ Janda, 78′ Alberico)

18 gen 1953
Novara-Inter 1-2 (2′ Mazza, 9′ De Togni aut., 57′ Piola)

20 dic 1953
Novara-Inter 2-3 (8′ Savioni, 30′ Brighenti, 40′ Lorenzi, 41′ Armano, 43′ Piola rig.)

30 gen 1955
Novara-Inter 2-4 (23′ Savioni, 25′ Marzani, 29′ Lorenzi, 34′ Lorenzi, 71′ Formentin, 76′ Savioni)

5 feb 1956
Novara-Inter 2-2 (18′ Ferrario aut., 46′ Massei, 56′ Bronee, 60′ Massei)

 
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20 settembre

NOVARA -INTER Al Piola scendono i campioni del mondo, la corazzata timonata da Gasperini in crisi di risultati. Cinquantacinque anni fa l’ultimo precedente con la squadra nerazzurra , si giocava allo Stadio Comunale Ex Littorio, fini 2 a 2 con il Novara due volte in vantaggio e due volte raggiunto da Oscar Alberto Massei. (18' Ferrario aut., 46' Massei, 56' Bronee, 60' Massei). Dopo mezzo secolo le strade tornano ad incrociarsi, gli obiettivi sono molto diversi ma la classifica langue per entrambi. Il Novara ha un unico vantaggio. Non ha nulla da perdere ma deve ritrovare lo smalto della passata stagione e scuotersi da dosso quel timore reverenziale che ha contaminato i primi tempi delle due trasferte di Chievo e Cagliari. Ovviamente non è questa la gara fondamentale, gli avversari da battere sono altrove tuttavia ogni punto è prezioso La formula magica è sempre la stessa, quella che ci ha accompagnato nelle due ultime stagioni, l’elisir CPP (cuore, palle e polmoni). I tifosi azzurri, chiedono solo questo poi vada come vada perché chi ha il Novara nel cuore ci sarà anche nella prossima gara con il Catania senza i riflettori, senza il Piola tirato a lucido ma dove i tre punti pesano il doppio. Anche stasera la palla è rotonda speriamo possa scivolare meglio sul sintetico del Piola…

 
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PROBABILE FORMAZIONE:
Ujkani; Della Fiore, Lisuzzo, Paci, Gemiti; Marianini, Porcari, Giorgi; Rigoni; Morimoto, Meggiorini.
A disp.: Fontana, Ludi, Morganella, Radovanovic, Mazzarani, Granoche, Jeda. All.: Tesser

 
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Grazie Ragazzi!




novarainter19

Edited by balcan123 - 21/9/2011, 14:35

Un pompelmo è un limone che ha avuto un'opportunità e l'ha sfruttata.
(o. Wilde)

«Non mi fido molto delle statistiche, perché un uomo con la testa nel forno acceso e i piedi nel congelatore statisticamente ha una temperatura media.»
 
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novarainter22


NOVARA - INTER 3-1 (CIUMBIA!)

MARCATORI: 38' Meggiorini (N), 41' st rig. e 46' st Rigoni (N), 44' st Cambiasso (I)

li formazioni


Novara (4-3-1-2): Ujkani; Dellafiore, Lisuzzo, Paci, Gemiti; Porcari, Radovanovic (19' st Marianini), Rigoni; Mazzarani (23' st Jeda); Morimoto, Meggiorini (17' st Giorgi). A disp.: Fontana, Ludi, Morganella, Granoche. All.: Tesser

Inter (3-4-3): Julio Cesar; Lucio, Ranocchia, Chivu; Zanetti, Cambiasso, Sneijder (22' st Zarate), Nagatomo; Forlan (1' st Pazzini), Milito, Castaignos (1' st Obi). A disp.: Castellazzi, Samuel, Jonathan, Coutinho. All.: Gasperini
Arbitro: Bergonzi

Ammoniti: Chivu, Pazzini, Obi, Lucio (I), Dellafiore (N)
Espulso: Al 40' st Ranocchia per fallo su chiara occasione da gol.


NOVARA -INTER Certe notti sei solo più allegro, più ingordo, più ingenuo e coglione che puoi quelle notti son proprio quel vizio che non voglio smettere, smettere, mai... (Liga, Interista)

L'Inter frana a Novara, gli azzurri risorgono contro i campioni del mondo impartendo una severa lezione di calcio. La squadra di Tesser ha dominato per tutti i novanta minuti la blasonata squadra milanese, giocando senza timori reverenziali ed usando il magico elisir CPP (cuore palle e polmoni) che negli ultimi due anni ha nutrito e cresciuto con sorprendenti risultati i giocatori biancozazzurri. Quanto i giocatori neroazzurri abbiamo remato contro Gasperini non ci interessa, cosa che invece dovrebbero sperare i tifosi interisti perché la squadra scesa al Piola martedì sera ricorda molte squadre viste nel campionato di Lega Pro due anni fa…. Tutti hanno disputato una generosa gara, sugli scudi la difesa Gemiti, Lisuzzo, Della Fiore e Paci hanno fermato Milito Forlan prima e poi anche Pazzini e Zarate. Radovanovic recupera e smista palloni con perfette geometrie mentre Porcari si batte come un leone a centrocampo, Rigoni in serata “formato Reggina”. Davanti l’ex Meggiorini punge e fa male mentre Mazzarani e Morimoto aprono la difesa avversaria. Poi la rete del vantaggio, il delirio che prosegue fino alla fine. Tre punti importanti, una grossa soddisfazione tolta. Godiamoci il momento, da domani si pensa ad altre due partite che contano molto di più l’Atalanta a Bergamo ed il Catania in casa.

Pagelle Ujkani 6; Dellafiore 7, Lisuzzo 7, Paci 7, Gemiti 6,5; Porcari 7 Radovanovic 7 (19′ st Marianini 6), Rigoni 7,5; Mazzarani 7 (23′ stJeda 6); Morimoto 6,5, Meggiorini 7 (17′ st Giorgi 6)

novarainter05

Edited by balcan123 - 21/9/2011, 14:35

 
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